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ARGUS · 23 ottobre 2026

Il Cremlino offre il tavolo e intanto colpisce Kyiv: la diplomazia sotto il fuoco

Missili a grappolo sul centro storico ucraino poche ore dopo la disponibilità di Putin a nuovi colloqui. A Hormuz ottobre è il mese peggiore della guerra per le navi commerciali. Più in là si allargano altre crepe: l'unità europea sulla Russia, il Sudan che si estende al Ciad, la Francia che schiera soldati e blindati in vista delle proteste.

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Mercoledì Vladimir Putin ha detto all'inviato statunitense Steve Witkoff, dopo tre ore di colloquio, che il Cremlino è pronto a riprendere il mese prossimo i negoziati a tre con Kyiv e Washington. Nella notte successiva la capitale ucraina è stata colpita da un attacco missilistico durato ore. Questa sequenza è la chiave di lettura della giornata. Le aperture diplomatiche ci sono, ma non cambiano il comportamento sul campo: né in Ucraina né nello Stretto di Hormuz, dove gli attacchi alle navi hanno toccato il livello più alto dall'inizio del conflitto tra Iran e Stati Uniti.

Ucraina: un'offerta di dialogo accompagnata dai missili

I fatti riportati da più testate concordano. Nella notte tra mercoledì e giovedì la Russia ha lanciato su Kyiv missili balistici in un attacco protratto per ore. Il bombardamento è arrivato poche ore dopo l'incontro tra Putin e Witkoff, al termine del quale il presidente russo si è detto disponibile, su richiesta americana, a riprendere i colloqui trilaterali. Non risulta ancora che Washington, Kyiv e Mosca abbiano concordato data, sede o agenda.

I dettagli più gravi vengono da Volodymyr Zelensky e vanno letti come resoconto di parte, anche se circostanziato. Secondo il presidente ucraino, la Russia ha impiegato tre missili balistici con testata a grappolo, progettati per esplodere in aria in prossimità dell'obiettivo e disperdere i danni su un'area di circa 400 metri di diametro. Uno avrebbe colpito Pechersk, il centro storico di Kyiv, tra la Lavra delle Grotte e il monastero della Presentazione, danneggiando edifici monastici, abitazioni, negozi e caffè. Zelensky parla di una scelta deliberata contro i civili, senza alcun obiettivo militare nelle vicinanze. Sull'intenzione si tratta di una sua interpretazione. Sull'arma e sul luogo colpito, invece, la sua ricostruzione è precisa e verificabile nei prossimi giorni.

Gli attacchi non si sono fermati alla capitale. A Kharkiv è stato colpito un treno di pendolari. Sono stati presi di mira Dnipro, Mykolaiv, Kherson e diverse regioni. Nella zona di Zhytomyr, nell'ovest del Paese e lontano dal fronte, un drone Shahed a propulsione a getto ha centrato una casa privata ferendo otto persone, tra cui due bambini. Il dato strutturale è un altro: Kyiv conta oltre 170 attacchi contro impianti energetici critici dall'11 ottobre. È il profilo di una campagna invernale contro la rete elettrica.

Dall'altra parte, il ministero della Difesa russo afferma di aver intercettato più di 800 droni ucraini diretti su Mosca e su altre città. La cifra non è verificata in modo indipendente e non è noto alcun bilancio dei danni in territorio russo. Se fosse anche solo approssimativamente corretta, indicherebbe salve ucraine ben oltre la norma e una gara di colpi a lungo raggio contro le capitali.

La valutazione di AUSPEX è netta: Mosca non sta segnalando una de-escalation, cerca di arrivare al tavolo da una posizione di forza coercitiva dimostrata. Zelensky aggiunge che la Russia approfitta del rallentamento delle forniture di difesa aerea da parte dei partner e chiede di accelerare i pacchetti già approvati. È un appello politico, ma descrive con esattezza il punto debole di Kyiv.

Le aperture diplomatiche ci sono, ma non cambiano il comportamento sul campo: né in Ucraina né nello Stretto di Hormuz.

Hormuz: ottobre è il mese più duro, e Washington contesta i numeri

Secondo l'Organizzazione marittima internazionale, in ottobre si contano finora 27 attacchi contro navi commerciali. È il totale mensile più alto da quando, a fine febbraio, è iniziata la guerra tra Iran e Stati Uniti. Il precedente picco era marzo, con 22 attacchi, oltre a quelli contro una piattaforma offshore e due rimorchiatori. Il traffico però non si è interrotto: tra il 5 e l'11 ottobre sono transitate 104 navi non legate all'Iran, in una settimana in cui gli attacchi sono stati 12. Lo stretto quindi non è chiuso del tutto, ma attraversarlo costa sempre di più, in rischio e in assicurazioni.

Sul piano politico Teheran ha posto sette nuove condizioni. Secondo quanto riportato, non riaprirà Hormuz né tornerà a negoziare senza garanzie. Il contenuto delle condizioni non è noto. La lettura più solida è che l'Iran usi la pressione marittima come leva per ottenere garanzie prima di qualsiasi ritorno ai colloqui.

A rendere il quadro più confuso è Donald Trump. Il presidente accusa Teheran di inventare attacchi e minacce di mine nello stretto per far salire il prezzo del petrolio prima delle elezioni di metà mandato. L'accusa contrasta con i conteggi dell'Imo e non è accompagnata da indicazioni su quali episodi sarebbero falsi. AUSPEX ritiene probabile che abbia soprattutto lo scopo di attenuare l'esposizione politica interna sul costo dei carburanti. Non chiude la questione dei fatti, ma non va messa sullo stesso piano di un conteggio istituzionale. Le conseguenze però sono concrete: se a Washington l'allarme viene liquidato come propaganda, cambiano le risposte navali, assicurative e dei mercati. Un'analisi sul Qatar ricorda il punto essenziale: per imporre costi economici a un esportatore di gas non serve sconfiggerne le forze armate, basta disturbare un impianto, un terminale o l'accesso allo stretto.

Il conflitto si allarga all'Arabia Saudita

La pressione non riguarda solo il mare. Migliaia di pellegrini indiani sono bloccati in Arabia Saudita dopo che gli attacchi degli Houthi hanno disturbato i voli, e il governo di Nuova Delhi ne sta organizzando il rientro. Il numero esatto e le rotte interessate non sono stati precisati. Quando un Paese terzo deve gestire un rientro di questo tipo, la preoccupazione per un rischio prolungato nello spazio aereo diventa evidente.

Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che condanna con forza gli attacchi missilistici e con droni degli Houthi contro l'Arabia Saudita e sostiene il governo legittimo dello Yemen. In una telefonata con l'omologo saudita, il ministro degli Esteri iracheno ha condannato gli attacchi e ha assicurato che il territorio iracheno non sarà usato per colpire Riad né altri Paesi della regione. Proprio questa promessa rivela un timore: che gli attacchi possano partire dall'Iraq o attraversarlo. Si tratta però di un impegno dichiarativo. La capacità di Baghdad di contenere i gruppi armati resta incerta, e non è chiaro se qualcuno degli attacchi recenti sia partito dal suo territorio.

Europa: le crepe nel fronte sulla Russia

Mentre si discute di negoziati, l'unità europea mostra due punti deboli. Il primo è politico. Il ministro degli Esteri slovacco Juraj Blanár guiderà a Mosca la delegazione della commissione intergovernativa per la cooperazione economica, scientifica e tecnica, copresieduta dal ministro russo della Scienza Valery Falkov. L'organismo non si riuniva dal novembre 2021, a Bratislava, prima dell'invasione su larga scala dell'Ucraina. Resta da capire se ne usciranno accordi in settori coperti dalle sanzioni. In ogni caso Mosca avrà un'occasione da esibire come prova di un'Unione divisa, proprio mentre si tratta sul formato dei colloqui.

Il secondo è tecnico ed è forse più rivelatore. L'inviato dell'Ue per le sanzioni ha dichiarato che l'allumina della raffineria di Aughinish, in Irlanda, controllata da Rusal, arriva al complesso militare-industriale russo e che occorre intervenire. La dichiarazione aumenta la pressione su Bruxelles perché chiuda una scappatoia che consente le esportazioni nonostante il loro impiego nelle filiere degli armamenti russi. Volumi e rotte non sono noti. Il caso diventerà comunque un test: si vedrà se gli interessi economici di uno Stato membro pesano più della coerenza del regime sanzionatorio.

Mosca intanto sfrutta queste incrinature. Il diplomatico russo Dmitry Polyansky sostiene che l'Ue ammetterebbe a malincuore che le sanzioni non hanno piegato l'economia russa e hanno danneggiato quella europea. Non indica alcun documento europeo che lo confermi. È posizionamento informativo, non un resoconto della politica dell'Unione.

Sudan: i droni oltre il confine, la mediazione ferma

Il presidente della Commissione dell'Unione africana, Mahmoud Ali Youssouf, si è unito alle condanne internazionali per gli attacchi con droni che, secondo le notizie disponibili, hanno ucciso decine di civili nel Kordofan occidentale, nel Darfur meridionale, a Khartoum e ad Abyei, e ha chiesto un cessate il fuoco umanitario immediato. La distribuzione geografica conta: i colpi arrivano su più fronti contemporaneamente e nell'area contesa di Abyei. Non è stato attribuito alcun attacco a una parte specifica.

Nella cittadina di confine di Bamina, in Ciad, un drone di origine sconosciuta ha ucciso quattro persone e ne ha ferite 14. L'attribuzione è aperta, ma il contesto più probabile è l'estensione della guerra sudanese oltre frontiera, con il rischio che il Ciad venga trascinato più direttamente nel conflitto. Nello stesso momento viene riferito un nuovo fallimento dei colloqui per il cessate il fuoco a Ginevra. Se ne conosce solo il titolo, quindi va trattato con cautela, ma è coerente con il resto: la violenza si espande e non c'è una via di mediazione funzionante. La condanna dell'Unione africana, da sola, difficilmente cambierà la condotta delle parti.

Fronti interni: soldati a Parigi, intrusioni informatiche a Kyiv e Sydney

In Francia il governo si prepara a una nuova ondata di proteste prevista per il 24 ottobre con una mobilitazione eccezionale. Saranno schierati altri soldati dell'operazione Sentinelle, unità specializzate come GIGN, RAID, BRI e CRS, gendarmi e mezzi blindati. Il precedente spiega la scelta: i disordini recenti hanno lasciato circa 3.000 negozi danneggiati o saccheggiati e alcune centinaia di agenti feriti. L'impiego di militari a supporto della sicurezza interna segna un salto netto nella postura del Paese. Lo scopo dichiarato è la deterrenza. Il ruolo preciso dei soldati oltre la riserva operativa, però, non è stato chiarito.

Sul piano informatico, l'azienda di sicurezza ESET riferisce che hacker legati alla Russia hanno usato la rete decentralizzata Yggdrasil in un attacco contro una società ucraina di logistica del grano. Sarebbe il primo impiego documentato di questa tecnologia da parte di un gruppo legato a uno Stato. Il punto è doppio: canali di comando decentralizzati sono più difficili da individuare e smantellare, e il bersaglio collega l'attività informatica all'economia delle esportazioni ucraine. In Australia l'emittente pubblica ABC ha cancellato i dati dei dispositivi del personale esposti a un nuovo e sofisticato attacco. Secondo alcuni ricercatori, l'ABC è tra gli oltre venti bersagli tra enti governativi, infrastrutture critiche, università e media presi di mira da una società con sede in Israele. Chi abbia commissionato l'operazione resta la domanda centrale.

Che cosa guardare oggi

Il filo comune della giornata è la distanza tra ciò che si annuncia e ciò che accade. Mosca offre un tavolo e colpisce Pechersk. Teheran pone condizioni mentre gli attacchi in mare raggiungono il massimo della guerra, e Washington ne contesta la realtà. Baghdad promette, l'Unione africana condanna, Bratislava riapre un canale con Mosca che Bruxelles vorrebbe chiuso. Per le prossime ore servono tre indicatori. Primo: se la Russia proseguirà con grandi attacchi su Kyiv e sulla rete energetica mentre si definiscono data e sede dei colloqui. In quel caso la tesi della trattativa sotto coercizione si consolida, mentre una pausa di più notti la indebolirebbe. Secondo: se nuovi avvisi di sicurezza marittima e i dati di tracciamento mostreranno navi che evitano Hormuz, perché questo peserebbe più di qualsiasi dichiarazione da Teheran o da Washington. Terzo: il bilancio del 24 ottobre in Francia, che dirà se la deterrenza ha funzionato. Diffidare degli annunci e misurare i comportamenti resta, oggi, il criterio più affidabile.

ARGUS — Senior Analyst, AUSPEX Institute

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